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Natale 1998. Museo civico di Altavilla Mostra: La Via Della Seta In Irpinia

 Il Museo della "gente senza storia" di Altavilla costituirà una delle sedi di una singolare manifestazione che l’Amministrazione provinciale di Avellino ha organizzato per il Natale 1998: "La via della seta" così come ci "raccontano" le Sacrestie delle Chiese dell’Irpinia, nel tenativo di cominciare ad individuare manifatture e strade commerciali che l’hanno percorsa, scegliendo sei luoghi di indubbio interesse storico.   S. Francesco a Folloni, Montemarano, Forino, Altavilla, Montevergine e la stessa Avellino, costituiscono i luoghi individuati,  non perché gli unici a conservare tale documentazione, ma semplicemente perché essendo già noti, non si è dovuto rendere più difficoltosa la manifestazione che, altrimenti, avrebbe- a dire il vero- richiesta una più lunga indagine. In questa mostra si vuole mettere in evidenza quanto grande   fu l' importanza di queste manifatture, innanzi tutto come legame ( cosa possibile per gran parte della popolazione solo nelle chiese) con il mondo della cultura, con gli stili del tempo; va poi non sottovalutato quanto di questo patrimonio veniva offerto da donatori locali, per varie occasioni, divenendo quindi "storia locale" accanto a quello che formava il normale acquisto delle suppellettili necessarie. Altavilla non è ultima in questa esposizione: bei damaschi, databili tra la fine del Cinquecento e il Sei, anche a due colori come un velo omerale databile intorno al 1660, di una manifattura nota dall’Abruzzo alla Calabria o faglie broccate di manifattura napoletana.

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Museo civico di Altavilla.Mostra di merletti dal '500   al '900

La mostra, che costituisce una prima introduzione al mondo dei merletti, nasce come idea dalla donazione della raccolta di campioni della gentildonna Elena Orsini, facente parte di un circolo di donne colte che a Perugia si era interessato allo studio di antiche tecniche e moduli decorativi, da far rivivere in una ancora non codificata ricerca delle proprie radici. Queste donne fecero da impulso promotore a manifatture importanti in cui antiche tecniche di tessitura e di ricamo furono rivisitate, fino a creare nuovi punti e nuove tecniche. La baronessa Franchetti, la Haruc, madre adottiva di G. Laiatico Scaravaglio, colta e raffinata studiosa di Storia del Costume (le dobbiamo moltissime voci dell’EI), la marchesa Ranieri di Sorbello, Chiara Bombelli che dettero vita ad importanti laboratori come la tela umbra di Città di Castello, ancora esemplare laboratorio, quello dei Sorbello che crearono l’omonimo punto, vere e proprie piccole industrie che fornivano alle contadine della campagna circostante, la possibilità di guadagni insperati.La mostra perugina del 1908 nasce in questo clima e da queste raccolte i tre preziosi volumi di "Antiche Trine Italiane" di Elisa Ricci. Elena Orsini iniziò la sua raccolta a Perugia; andata sposa prima a Napoli e poi a Roma, continuò ad allargare la sua collezione con quanto poteva offrire sia il mercato che la liberalità di amiche, come la principessa Borghese, che frequentavano il suo salotto anche attirate dalla fama e dalla cultura del marito, il noto pittore della Roma umbertina Giuseppe Cellini, che fra l’altro affrescò la Galleria Sciarra.Nei reticelli e nei fuselli, il suo interesse si è volto particolarmente a raccogliere le "variazioni su un tema", frutto di mani diverse, che traducevano un modulo noto attraverso i tanti libri di modelli, che nello scorcio dell’800 venivano riscoperti e studiati.Insieme a questo gruppo con esemplari rarissimi, come i due campioni di modano a maglie larghissime, quasi mai presente anche nelle più importanti raccolte museali, viene presentato quanto ancora resta della collezione della prof.ssa Lucia Portoghesi, ceduta al Comune di Spoleto, ma che da dieci anni giace ancora chiusa nelle casse in cui fu consegnata. I frammenti non inseriti nella cessione sono stati riadattati e presentati qui, per completare il quadro di una produzione per la quale l’Italia fu famosa. Nell’Avellinese questa attività fu nota, anche se forse con una tecnica non caratteristica o con moduli altrimenti noti, almeno a quanto finora si è potuto appurare, ma il piccolo buratto proveniente dallo scavo della cripta di Altavilla Irpina, può già dare l’idea al contrario di una produzione peculiare e caratteristica.Ancora molto cammino resta da fare per dare un volto, in prospettiva storica, anche alla produzione di merletti nell’Italia meridionale ; produzione che si vede "a sprazzi" uscire da citazioni in antichi documenti, ma alla quale va dedicato un attento studio perché anch’essa, come i tessuti della Campania, vada man mano uscendo dalle nebbie per offrirci il suo vero volto, e ne siano testimonianza di perfezione tecnica e disegnativa, quanto ne sopravvive in S. Paolina e Montefusco alle cui merlettaie questa mostra è dedicata.